lunedì 3 agosto 2009

Anche se è estate...ricordiamo le cose serie!!

Torno a parlare anche qui di una questione che, come sapete bene, mi sta particolarmente a cuore, nella speranza che anche voi possiate agire per fermare questa follia (anche se di follie da fermare ce ne sono forse troppe!). Torno oggi a parlare di Birmania.
Il 31 luglio il Tribunale birmano ha rinviato all'11 agosto prossimo la sentenza del processo ad Aung San Suu Kyi (processata per avere violato gli arresti domiciliari che vietano contatti con l'esterno, ospitando uno strano turista americano, che nel maggio scorso ha attraversato a nuoto, durante la notte, il lago antistante la casa della leader birmana).

Sarà un segno di speranza? O sarà soltanto una tattica del Regime per prendere tempo e rendere legalmente inattacabile la nuova sentenza (che potrebbe costare ad Suu Kyi la condanna ad altri 5 anni di arresti)?

Per Jared Genser, consulente di Aung San, il rinvio sarebbe una "mossa astuta" del regime, per far coincidere il verdetto con la metà di agosto, quando i governi e i funzionari delle Nazioni Unite saranno ormai in ferie, e l’attenzione dei media internazionali sarà minima. Per altri, invece, rimane la speranza, forse questa attesa, questo temporeggiare, è segno che la giunta militare, stretta fra le pressioni da parte della comunità internazionale (in particolare dagli Stati Uniti, che proprio pochi giorni fa hanno ipotizzato un miglioramento dei rapporti con la Birmania, nel caso in cui Aung San venga rilasciata), sta riflettendo sul da farsi.

Nonostante le pressioni e le sanzioni, però, un punto fondaemntale della questione rimane la posizione della Cina, la quale ha soltanto guadagnato dalla chiusura di Usa e Ue alla Birmania. L'87 % degli investimenti stranieri nel paese provengono dalla Cina e 69 multinazionali cinesi sono presenti nel paese, tutte coinvolte in progetti legati all’energia, come petrolio e gas.

Partendo da questi presupposti è difficile immaginare che, almeno fino a quando il regime birmano manterrà un minimo di stabilità, la Cina possa lasciare a voltare le spalle a questo "scomodo" vicino. E' la legge del mercato, nella quale il rispetto dei diritti umani non sempre viene preso in considerazione (e riguardo la Cina questo non avviene solo nei confronti della Birmania, se non si risolvono certi problemi in casa propria perchè ci si dovrebbe scomodare per risolverli in casa d'altri?).

Il prossimo anno si svolgeranno nuove elezioni in Birmania (le ultime elezioni libere si sono svolte nel 1990 e sono state vinte proprio da Aung San Suu Kyi, ma sono state immediatamente annullate dalla giunta militare) e probabilmente questo nuovo processo alla leader democratica sarà un buon modo per manipolare, di nuovo, i risultati. Se aung San sarà in carcere non potrà partecipare alle elezioni e la situazione in Birmania non potrà cambiare.

Per ora possiamo sperare e cercare di non dimenticare ciò che succede in questo piccolo paese dell'Asia.
Ma possiamo anche agire, o almeno fare sentire la nostra voce.
FATE SENTIRE ANCHE LA VOSTRA VOCE! SOTTOSCRIVETE LA PETIZIONE QUI
Forse saranno parole al vento, ma a volte il vento può fare, con la sua forza, cose sorprendenti!!
Grazie
Sara

1 commento:

Anonimo ha detto...

Brava Sara. Giusto diffondere il più possibile le notizie brutte che giungono dal Mondo intero.
Ciao,
Sergio